(Source: mieleinfinitoperanima, via modernclassicism)
(Source: mieleinfinitoperanima, via modernclassicism)
Come figlia di genitori lavoratori, a me che i miei genitori mi regalassero giocattoli, vestiti e vacanze fighe, non me ne fregava niente. Io volevo solo passare del tempo con loro e averli tutti per me.
Quindi anche adesso, dei regali non mi importa niente. Non mi importano gioielli, vestiti e…
L’espressione facciale che intendo io si può senza dubbio paragonare a quella di un seienne che ha il permesso di ficcare la mano nella torta di compleanno prima di tutti, prima che sia tagliata, perché è il suo di compleanno, tocca a lui stavolta.
Come sensazione si colloca tra la vertigine che si ha quando si sogna di cadere e l’effervescenza delle caramelle effervescenti che ti pungono parecchio la lingua ma non ti danno mai fastidio.
Allora visto che amo i compleanni e anche un po’ le effervescenze mi sono fatta coraggio e ho immerso la mia pelle nelle tue parole, tra le acque opache delle tue reazioni, ho aspettato il buio per vederti e separato le distanze dai silenzi finché hai deciso che io. proprio io. e hai voluto accarezzare il volto delle mie paure, hai lasciato che il tempo ti desse voce, cullato il desiderio nella penombra di una stanza in cui tutto diventa sempre di troppo tranne noi, fatti di gemiti soffocati e labbra socchiuse e profumo. tantissimo profumo. di quello che caccia via menzogne e frasi fatte.
La luce è fioca e sfumata dai sussurri, le mani si stringono una dentro l’altra, poi si intrecciano e ancora si chiudono e si insinuano tra le crepe della memoria.
Si finisce a ridere di solletico soffocato fino a piangere ché è tardi e il rumore non si può più fare.
Crolliamo esausti schiena su schiena, trascinati via per le caviglie da un sonno che ci lascerà ritrovare solamente alle luci della prossima alba.
—
Breve storia di una generazione…
Torto O.G.
(via what-a-fucking)
(Source: inside-head, via ilfascinodelvago)
—#Kundera
(…) Libri come volti. Riflessi di gente che ha avuto cose da raccontare.
Famosi, soli, amati, molto spesso non scoperti fino in fondo, esibiti, travolgenti eppure poco noti, nati da mani desiderose di esser bocche, plasmati da chi ci ha posato lo sguardo e segnato a bordo pagina pensieri in matita, abbandonati alla polvere dopo giorni gloriosi, invecchiati, fatti di parole che forse non verranno ascoltate o non saranno condivise.
Compagni di vita silenziosi, capaci di emozionare in ogni tempo.
(Sei stato come lo strappo delle scarpe nuove del primo giorno di terza elementare.
Tanto forte che mi hai squarciato le orecchie, hai stretto le narici, graffiato la schiena, bruciato la gola.
Ti sei portato via i miei sensi e io resto incapace di soffrire per te).